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Accordi, cgil

Perché la CGIL dice “no” all’Accordo sulla Produttività

accordo separato sulla produttività

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La FISAC CGIL

Condivide la decisione della CGIL di non sottoscrivere l’Accordo sulla Produttività perché è ininfluente sulle prospettive di sviluppo, destabilizza gli accordi contrattuali, colpisce i minimi contrattuali, impedisce il recupero dell’inflazione, introducendo il demansionamento e la conseguente riduzione salariale;

contro queste logiche è pienamente schierata con la CGIL e ritiene impraticabili ipotesi di confronto basate su questi presupposti e comunque sulla perdita di centralità del CCNL attraverso la sua derogabilità;

è preoccupata per le notizie di stampa circa la volontà delle banche di una revisione del CCNL rinnovato nel corso del 2012 e, ove tale ipotesi trovasse fondatezza, ritiene che occorrerebbero immediate ed adeguate risposte a partire dallo sciopero generale della categoria;

ritiene che la possibile apertura di un “tavolo sulla produttività” di settore, da parte dell’ABI troverà una risposta in forte sintonia con la posizione negativa della Confederazione;

valuta le difficoltà attuali delle banche oltre che determinata dalla crisi globale come il prodotto storico del loro agire , orientato da sempre ad obiettivi di breve periodo, alla massimizzazione del profitto attraverso la finanza e la rendita parassitaria, alla commercializzazione di prodotti opachi, alla subordinazione dell’attività creditizia alla politica e ai potentati economici e industriali. In questo senso va intesa la critica forte ed il conseguente ricorso fatto dalla Cgil e dalla Fisac/Cgil contro la decisione della CONSOB e del suo Presidente di una riorganizzazione che prefigura una riduzione della trasparenza, dell’efficacia, della professionalità. La crisi, pertanto, va affrontata a partire da un chiaro e verificato ripensamento delle strategie imprenditoriali, dal sostegno effettivo ed efficace verso lo sviluppo, dalla radicale revisione degli organi di governance, dal drastico ridimensionamento del management, da politiche idonee a sostenere l’occupazione, dalla valorizzazione della forza lavoro, dal superamento delle intollerabili pressioni commerciali, dal ripristino di un rapporto equo tra capitale e lavoro. I processi di riorganizzazione dovranno svilupparsi nel pieno rispetto delle norme del CCNL, a partire dall’integrità dell’Area Contrattuale;

la FISAC CGIL

ribadisce la centralità della contrattazione collettiva nazionale, considera prioritaria la difesa dei livelli occupazionali e dell’area contrattuale nel suo complesso come realizzato negli accordi finora raggiunti anche con fatica;

respinge pertanto una logica che impone l’aggressione ai salari e ai livelli occupazionali anche attraverso modificazioni strutturali (esternalizzazioni, appalti, sospensione della contrattazione di secondo livello, ecc) finalizzate alla mera remunerazione del capitale;

valuta con grande preoccupazione la “conventio ad escludendum” nei nostri confronti che si sta verificando anche mediante scambi impropri tra sacrifici dei lavoratori e partecipazione sindacale agli organi sociali;

valuta in questo senso e dopo quanto e’ successo in UBI, che la vertenza Monte Paschi assuma valenza centrale e determinante e che soluzioni non condivise imporrebbero il coinvolgimento di tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore per contrastare un disegno di destrutturazione che rischia di estendersi a tutta la categoria;

ritiene ugualmente preoccupante la situazione nel settore Ania, caratterizzata da una spinta datoriale alla modifica unilaterale delle relazioni industriali, come dimostrato dalla recente disdetta dell’Accordo quadro sulle tutele occupazionali operata da Unipol;

rivendica che i risparmi dei costi si debbano ricercare nella riduzione delle retribuzioni del management, degli organi sociali oggi pletorici e ridondanti, delle consulenze, degli appalti, e dei dividendi degli azionisti;

non si nasconde di fronte alle difficoltà della fase: reputa pertanto necessario per i lavoratori dotarsi di un ammortizzatore sociale di settore che funzioni appieno, dotato di tutti gli strumenti a suo tempo convenuti e condivisi (contratti di solidarietà difensiva ed espansiva);

ritiene che in un momento così difficile la democrazia di mandato e di rappresentanza sia il pilastro al quale ancorare l’attività sindacale, le fasi negoziali, il rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori. Il voto di questi ultimi , così come condiviso con ABI e le altre OO.SS. nell’Accordo di ottobre 2011, deve essere universalmente esigibile e determinante nell’assunzione delle decisioni. Ogni accordo sottoscritto in assenza del pieno coinvolgimento dei lavoratori e della loro chiara e verificata volontà non può esser considerato valido;

la FISAC CGIL

giudica indispensabile che le lavoratrici ed i lavoratori siano i protagonisti della fase e che la democrazia ispiri l’agire sindacale , pertanto proporrà da subito alle altre OO.SS. un percorso capillare di assemblee che la Fisac /Cgil si impegna a svolgere in ogni caso a partire dalla metà del prossimo mese di gennaio.

Milano 19 dicembre 2012

Approvato con una sola astensione e nessun voto contrario

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