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Sciopero bancari: intervista al segretario Fisac Bologna

Claudio Busi, segretario generale Fisac-Cgil Bologna, la categoria è in stato d’agitazione, e il 31 ottobre sciopererete a livello nazionale. Quali sono le ragioni della protesta?
“Lo sciopero è stato indetto a seguito della disdetta politica, non tecnica, del contratto nazionale del settore Credito da parte di ABI. Politica, nel senso che ABI ha deciso di annunciare la disdetta del contratto con ben dieci mesi di anticipo rispetto alla sua scadenza naturale, approccio che almeno per ora indica una scarsissima disponibilità al dialogo. Le aziende lamentano infatti già da tempo il fatto che, a loro avviso, il nostro settore sia troppo pagato e non incline ai cambiamenti. E la presenza di un contratto troppo costoso, a fronte di un mercato che va verso la dichiarazione di almeno 20mila esuberi su scala nazionale: un decimo del settore”.
Che impatto potrebbero avere tagli di questa entità su scala bolognese?
“I bancari, sotto le due Torri sono circa 12mila. Non sappiamo ancora cosa potrebbe accadere in città a livello di esuberi. In ogni caso, il settore del credito nel nostro territorio è rappresentato maggiormente da due colossi nazionali come Carisbo (gruppo Intesa) e Unicredit che hanno già annunciato pesanti riorganizzazioni. Il problema sta nel fatto che le banche, protagoniste e artefici della crisi, intendono ridurre i costi penalizzando lavoratrici e lavoratori ma continuando a remunerare i Dirigenti con cifre a sei zeri. L’altro obiettivo è quello di dividere i dipendenti in tre fasce gerarchiche di lavoratori: i commerciali, che per l’azienda “producono”, i dipendenti dei servizi interni come il back office o l’help desk, considerati “improduttivi” e che quindi rischiano l’esternalizzazione in centri servizi non necessariamente di proprietà della “casa madre”, e i produttori finanziari, che gradualmente proveranno a pagare a provvigione. Ma i bancari non sono banchieri, e per questo il 30 ottobre faremo un presidio a Bologna in preparazione dello sciopero nazionale del giorno dopo. Un’iniziativa con volantinaggio in piazza Minghetti, dalle 13 alle 15, in cui spiegare ai cittadini che le condizioni lavorative dei bancari, e il loro sciopero, riguarda anche i risparmiatori. La svalutazione del lavoro, insomma, potrebbe facilmente portare con sé il rischio di un approccio meno etico alla professione, e quindi più rischioso per il risparmiatore”.
Al di là delle ragioni dello sciopero nazionale del 31, e della vostra iniziativa del giorno prima, quali sono le situazioni critiche del vostro settore sotto le due Torri?
“Vorrei premettere che le banche hanno accentuato la situazione di crisi anche a Bologna, preferendo investire i soldi della Banca Centrale Europea in titoli di Stato in quanto meno rischiosi, o investendo in avventure come quella Alitalia (come ha fatto Intesa), invece di concedere crediti alle piccole aziende, garantendo così la loro sopravvivenza: sono scelte, politiche, che hanno pesato sul tessuto economico e sociale del nostro territorio. Detto questo, le situazioni a rischio sono tante anche per i dipendenti delle filiali cittadine. Ci sarà una visibile riduzione degli sportelli bancari nella nostra città, questo in parte dovuto a scelte di sistema (le reti telematiche stanno sostituendo le agenzie) in parte dovuto a Crisi aziendali a iniziare dalla Cassa di Risparmio di Ferrara (banca commissariata) che chiuderà 5 dei 6 sportelli presenti sulla piazza). Cosa succederà, poi, ad Unipol Banca dopo la capogruppo assicurativa si sarà fusa con la Fondiaria Sai? La banca sarà ancora strategica per il gruppo Unipol? Per non parlare di Delta, dove ci sono 160 dipendenti di un’azienda finanziaria che ha portato i libri in tribunale e che quindi al momento non ha futuro. Poi c’è Intermedia, 78 persone: tutte le società che ne fanno parte hanno già dichiarato fallimento, ed è già stata dichiarata la cassa in deroga. Entro la fine del 2013, quindi, temiamo che vengano dichiarati licenziamenti. Senza dimenticare i dipendenti delle filiali di Finanziarie con sedi nella nostra città, che hanno già annunciato la propria chiusura come Santander, BBVA Finanzia, o le agenzie assicurative in appalto, che al momento vedono già 200 persone colpite da ammortizzatori sociali, e che sono vittime della recessione da almeno due anni”.

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