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Intervista al Segretario della Fisac Bologna Claudio Busi

Dal Sito della CGIL Bologna intervista al Segretario della Fisac CGIL Bologna:

“La crisi ha toccato prima il settore produttivo, ma ora colpisce anche le banche”
Claudio Busi, segretario generale della Fisac-Cgil di Bologna, categoria di bancari ed assicurativi. Partiamo dal congresso, che nel vostro comparto avrà il suo appuntamento territoriale il 24 e 25 febbraio.
“Abbiamo fatto la scelta politica di organizzare assemblee in tutti i luoghi di lavoro. E a fine mese arriveremo a 50 appuntamenti. Vogliamo fare diventare il congresso un momento di discussione con i nostri iscritti, non solo per raccontarci ma anche e soprattutto per ascoltare le loro esigenze ed il loro punto di vista, e trarne input dal basso. Gli incontri stanno andando abbastanza bene, ma i lavoratori hanno bisogno di parlare anche delle loro condizioni di lavoro e ci sembra che questa possa essere una buona occasione per fare anche quello, per tenere i rapporti con i nostri iscritti discutendo con loro di politica, del nostro sindacato, e delle condizioni in azienda”.
La crisi ha ormai investito in pieno anche il settore delle banche e delle assicurazioni. Qual è la situazione sotto le due Torri?
“Siamo nel pieno di una crisi partita dalla finanza cinque anni fa, che prima ha toccato il settore produttivo e che ora colpisce massicciamente anche le banche. Ogni istituto ha in passato prestato soldi alle imprese, ed ora si ritrova con gli armadi pieni di sofferenze. Questo porta a piani di ristrutturazione aziendale pesanti in cui vengono dichiarati esuberi di personale. Questi esuberi vengono gestiti quasi tutti, fortunatamente, con il Fondo di Solidarietà (ammortizzatore sociale di categoria interamente pagato dai lavoratori e dalle aziende) ma, da un pò di tempo a questa parte assistiamo anche ad espulsione di lavoratori che vengono licenziati. Assistiamo anche, con preoccupazione alla nascita di strutture diverse come consorzi di servizi, in cui vengono trasferiti parte dei lavoratori bancari: e per questi lavoratori dobbiamo creare tutele. Questa è la situazione generale, aggravata dal fatto che i contratti di lavoro dei bancari degli assicurativi e degli esattoriali sono in scadenza e sono stati disdettati dalle controparti.. A Bologna, abbiamo assistito ad una grande operazione societaria che ha portato alla nascita del secondo gruppo assicurativo più grande a livello nazionale, Unipol-Sai (15.000 dipendenti di cui 9.000 assicurativi): ma anche questa fusione temo non sarà indolore. A livello nazionale ci sono circa un migliaio di esuberi che, si spera, vengano gestiti con possibili pensionamenti e prepensionamenti. E solo nella nostra città le persone coinvolte sono circa 200. Ma assisteremo anche ad una massiccia mobilità che creerà disagi ai lavoratori ma soprattutto alle lavoratrici. Ma le preoccupazioni sono forti anche per situazioni di crisi latenti, o in via di evoluzione: per esempio il gruppo Delta in liquidazione, con i suoi 150 lavoratori tutti trasferiti a Bologna e che da qui a qualche anno perderanno definitivamente il proprio posto oppure il gruppo Intermedia che ha già licenziato circa la metà dei propri dipendenti. Inoltre dovremo tenere monitorata la situazione di Unipol banca, che potrebbe riservarci ricadute pesanti. Da parte loro tutti i grandi gruppi (Intesa, Unicredit, MPS, BNL, BPM, ecc.) stanno gestendo la stagnazione e le sofferenze mettendo personale nel fondo di settore”.
Questo per quanto riguarda i colossi della finanza. Qual è la situazione dei gruppi più piccoli?
“Se la situazione non è rosea nelle grandi aziende, è qui che ci sono i problemi maggiori. Sempre più spesso accade che un’impresa ci contatti avvisandoci della volontà di licenziare, direttamente o indirettamente, o offrendo incentivi all’esodo o proponendo trasferimenti a centinaia di km di distanza per questo il più delle volte inaccettabili. Infine, solo nell’ultimo anno abbiamo firmato almeno 50 conciliazioni per uscite “volontarie”, mentre negli anni scorsi non erano più di un paio. Per quanto riguarda, invece, le assicurazioni, tutti i giorni le agenzie in gestione firmano accordi per casse integrazioni o solidarietà. E con questo clima anche le condizioni di lavoro di chi resta in azienda sono parecchio peggiorate. Nessuna impresa ha un piano industriale serio, quindi l’unico provvedimento che viene messo in piedi è il contenimento il più possibile dei costi del lavoro. Con la conseguenza che un lavoro che prima si faceva in tre ora lo fa un solo impiegato, aumentando pressioni, stress e disagi”.
L’uscita dal tunnel è vicina, vista dalla vostra prospettiva?
“Per essere sinceri la situazione è ancora molto seria, e non saprei dire quando riusciremo ad uscirne. Un po’ di soldi alle banche sono arrivati, grazie ad una serie di provvedimenti europei e del governo, ma ancora gli istituti di credito non si fidano ad erogare finanziamenti a causa della mancanza di solvibilità da parte delle aziende”.

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