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L’orario di lavoro

Erano mesi che non riuscivo più a dormire bene. Pur di racimolare qualche euro in più infatti mi coricavo direttamen-te vicino il PC, sotto la scrivania. La moquette non era il massimo dell’igiene ma almeno riparava un po’ dal freddo e attenuava il dolore. Appena mi sdraiavo e chiudevo gli occhi, nonostante le voci, il suono delle dita sulla tastiera, le luci perennemente accese ed il rumore dei passi intorno alla testa, cominciavano a scorrere davanti i miei occhi chiusi le immagini delle righe di processo che avevo programmato nelle precedenti 12 ore, senza sosta e senza pausa. Qual-che mio collega lo faceva volentieri. Pensava che in quel modo avrebbe fatto carriera, sarebbe riuscito a diventare un superiore, guadagnare più soldi, diventare importante. Ma tutti gli altri, me compreso, ci chiedevamo perché dovessi-mo fare quei turni massacranti se non avevamo nessuna scadenza da rispettare e nessun programma urgente da con-segnare. Ci chiedevamo perché molti di noi erano costretti ad avere tutta la loro esistenza incentrata tra quelle tastie-re ed il grigio del palazzo nel quale lavoravamo. Ci chiedevamo perché le promesse fatteci all’università di un incredi-bile mondo del lavoro nel quale avremmo potuto essere tutto non erano state rispettate. Ci avevano detto che avremmo potuto essere liberi, che le nostre capacità erano costi straordinarie che nessuno avrebbe interrotto la nostra strada verso il successo. Ed invece ci chiedevamo perché non potevamo avere una nostra vita, perché non potevamo coltivare passioni, desideri, amicizie e relazioni. Ci chiedevamo perché dovevamo lavorare sempre e comunque mai meno di 12 ore al giorno.
Le 8 ore di lavoro sono state conquistate per legge in Italia solo il 10 marzo 1923 quando dopo quasi 30 anni di lotte sindacali il Consiglio dei Ministri approva il Disegno di Legge presentato dal parlamentare Socialista Filippo Turati. Decreto che comunque scontava già gli albori delle idee del fascismo. Ma è il 1 giugno del 1906 che la CGIL di Vercelli firma il primo accordo nel Paese per la conquista delle 8 lavorative per i lavoratori e le lavoratrici delle risaie e dei campi del vercellese. La FIOM lo firma nel 1919 per i metalmeccanici.

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